Non si nasce empatici

L’amore si insegna.

Siamo soliti pensare che certe capacità le portiamo dentro sin dalla nascita, che fanno parte del nostro temperamento e che altre abilità invece non le possediamo perché non siamo portati, perché non fanno parte della nostra indole, della nostra personalità.

E se invece non fosse così? Se ci fossero modi per poter provare e possedere tutto quello che pensiamo di non essere?

Ebbene sì, sì può, certo con misure moderate ma sì può perché l’empatia si insegna, la capacità di amare si apprende, la comprensione si trasmette.

Succede che si pensi il contrario perché magari siamo cresciuti in un ambiente che non ci ha tramandato questi insegnamenti rispettandoci e dandoci le giuste considerazioni.

Umberto Galimberti ( 2 maggio 1942 ) filosofo, scrittore e accademico italiano

Nell’articolo che riporto qui spiega molto bene questa verità:

https://www.helloworld.it/cultura/galimberti-educazione-sentimenti-bambini

Ne parla anche in questo video:

Perché se non si provano questi sentimenti per sé stessi come si può pensare di provarli per qualcun’altro?

È ovvio che tutto ciò che si proverà per gli altri sarà solo in superficie, sarà solo un’illusione di quello che crediamo di provare. Si devono vivere all’interno del proprio cuore tutte quelle emozioni che in genere si vogliono solo ricevere.

Ma come si fa? Come si creano questi sentimenti se non li abbiamo ricevuti correttamente?

Proviamo comportandoci come se già lo fossimo: pensiamo di non essere in grado di voler bene? Allora diventiamo la persona più amorevole di tutte. Non riusciamo a provare comprensione ed empatia per gli altri? Allora fermiamo questa convinzione provando ad esserlo.

È una questione mentale e spirituale: se alleniamo l’una ad essere in un certo modo anche l’altra parte comincerà a sentirsi effettivamente così, in questo modo diventerà un meccanismo automatico della nostraa mente, della nostra anima e del nostro cuore tanto che non ci penseremo nemmeno più.

L’importante però è farlo con onestà e tutto sarà più armonioso.

Come si crea fiducia?

Come ogni questione che ha a che fare con il nostro mondo interiore anche questa riguarda noi e il nostro personale rapporto con il mondo che ci circonda.

Il fatto di non riuscire a permettere agli altri di ricevere la nostra fiducia ha a che fare con l’ulteriore fatto che stiamo male, che in fondo non riserbiamo fiducia nemmeno a noi stessi.

La domanda che ti devi porre in queste situazioni è: perché? Perché non dovrei fidarmi?

Perché la gente non è degna della nostra fiducia? Un pensiero generallizante e purtroppo superficiale.

Perché siamo stati feriti in passato? Comportandoci così non cambiamo comunque la situazione, anzi molto spesso peggiora.

La verità è che c’è un blocco che ci vieta di liberarci perchè la verità è che non c’è nessuna ragione per non fidarci del prossimo.

Fidandoci riusciremo a vedere i lati che non riuscivamo a percepire prima, ci permetterà di evolvere e uscire dalla nostra bolla.

Proviamo a pensarla così: fino a prova contraria io mi fido di qualsiasi persona con cui abbia a che fare.

3 pensieri efficienti per vivere sereni

Vivere una vita afflitta da pensieri negativi, da poca autostima e da continue cadute è estenuante e faticoso.

So bene come ci si sente: è un’energia che ti butta giù ogni volta cerchi di migliorare, è un’energia negativa che ha paura di cambiare e allora tocca a te sentirti sempre male con te stesso.

La cosa bella e più importante è che c’è una soluzione a tutto, tutto è passeggero, certo certe cose durano più di altre ed è proprio per questo motivo che dobbiamo stare attenti a non lasciare che siano questi i momenti che durano di più.

A mio parere ci sono dei passi con cui si può iniziare a cambiare, dei pensieri che potrebbero aiutarti a vedere un altro lato delle cose, della vita:

Guarda in faccia al dolore: questo passaggio ti permetterà di accedere alla ragione ultima dei tuoi mali, ovunque questa risieda, ti permetterà di accettarli e di lasciarli andare. È il passaggio più importante perché senza questo naturalmente il resto è impossibile, ma come si fa? Semplicemente lascia che si esprima: come ogni sentimento anche questo ha bisogno di liberazione e catarsi e più lo eviti o nascondi più questo si farà sentire, perciò lascialo essere, lascialo fluire senza costringerlo o giudicarlo.

• Non dargli tanto peso: proprio perché lo aiuti a liberarsi hai tutta la libertà a non dargli il peso che crede di avere. In generale questo sentimento che si abbatte su di noi prende il dominio delle nostre vite, il nostro compito perciò sarà quello di fregarcene in maniera assoluta di quello che desidera, di quello che ci comanda di fare o di sentire. Proprio nel momento in cui sei immerso nel tunnel della disperazione fai l’esatto contrario di quello che vorresti fare. In questo modo sfiderai te stesso ed il tuo corpo reagirà sentendosi meglio. Se proprio è difficile in quel momento, e molto spesso lo è, allora concentrati su altri lati di te stesso: se senti voci di odio e ostilità ricordati di ripetere: “a volte”. Ricorda di non massimizzare mai nulla, perciò è a volte e non sempre che non ti apprezzi, è a volte e mai sempre che non ti sei saputo amare, è a volte e non sempre che non ti senti soddisfatto e amato.

• Purifica e rimpiazza: ora che sei nel bel mezzo dei tuoi dolori è giunto il momento di lasciarli fluire e andare, magari per sempre. Al loro posto finalmente è arrivato il momento per la liberazione, per la catarsi, è arrivato il momento del cambiamento. Proprio quando non vedi altre vie che l’angoscia e la disperazione scomoda il tuo animo sorridendo, guarda un film catartico, leggi un buon libro, scrivi ciò che ti ha insegnato questa caduta. La cosa importante di questo passaggio è che non finisce mai, è proprio questa fase la fase che diventerà la tua abitudine e il tuo modo di vivere. Riuscirai a scorgere il lato positivo e riuscirai a farlo non per nascondere questi malesseri ma proprio grazie a questi, proprio a questi dolori riuscirai a rafforzarti e sentirti meglio.

Proprio come Dante deve attraversare l’Inferno per poter apprezzare la straordinarietà del Paradiso anche tu dovrai attraversare tutto questo per poter abbracciare la bellezza che nasconde la vita.

Sarei felici di sentirti personalmente e di condividere con te altro, se vuoi consigli o se tu vuoi consigliarmi film o musiche catartiche scrivimi qui: fatima.elaouni@liceoavogadrobiella.net

Saper conversare

Se c’è una cosa che faccio molto male è chiacchierare, non so mai su cosa focalizzare la mia attenzione o di che cosa parlare solo in superfice, così finisco per restare in silenzio finché qualcuno non mi dice:《Ma tu non parli mai?》

Non è che non parlo mai è che non ha senso, trovo insensato questo genere di dialogo, mi devo proprio impegnare per riuscire a decodificare l’argomento ogni volta che il silenzio prende il sopravvento.

Quello che non mi piace è che queste conversazioni esistono e continuano a vivere solo per evitare in maniera assoluta il silenzio, onestamente non ci trovo niente di male se non si ha nulla da dire e apprezzo molto chi sa stare in silenzio.

Per me è come fare una scommessa con la mia mente, ongi volta comincio a pensare che parlare di argomenti troppo profondi poi annoierebbe gli altri e magari darebbe loro fastidio, d’altra parte i soliti luoghi comuni annoiano me e non mi riesce a me no che non si entri in profondità e non li si esamini con senso critico.

Ogni volta mi vengono in mente scene come questa:

Lillo e Greg [omaggio al Trio Marchesini]

Quindi l’ultima sponda rimasta di questo tormento è chiedere loro qualche consiglio, di qualsiasi tipo, sì perché ho notato che alle persone piace condividere i loro segreti e poi è bello vedere come si trasforma il loro tedio in eccitazione e disinvoltura.

Ecco è solo a questo punto che poi riesco a liberarmi, a lasciare alle spalle questa superficialità e finalmente a condividere anche io i miei segreti.

Abusi emotivi

C’è stata una figura importante nella mia vita per cui purtroppo io ero inferiore, non meritavo un trattamento da essere umano, un trattamento equo. Questa persona mi trattava con un atteggiamento passivo aggressivo: per lei ero feccia quando stava male, ero ok quando stava bene.

Il mio corpo, le cose che facevo, il modo in cui le facevo non andavano mai bene.

Chiunque era meglio di me, ricercavo conferme nella sua figura, nella figura che assumeva per me, ma lei non me le ha mai date.

A volte nel suo sguardo percepivo disgusto, repulsione come se le desse fastidio la mia persona.

Mi aveva legato a delle catene di dubbi, di complessi di inferiorità per poi dirmi che è tutto nella mia mente, che è solo frutto del vuoto della mia esistenza. Ed è vero, ma quel vuoto viene proprio da tutti gli anni passati nella sofferenza, dentro ad un corpo, una mente, un’anima che le persone che dovevano amare e proteggere, maltrattavano.

Io non sapevo cosa significasse rispetto e amore nei miei confronti, mi ritrovavo solo nelle amicizie negative, nelle relazioni che per me avevano sapore di casa.

Ho capito solo più tardi, solo adesso, che ho tutto il diritto ad essere amata e rispettata per quello che sono, non voglio più cambiare o sentirmi sbagliata. Non perché sono speciale, o diversa, è solo perché me lo merito come qualsiasi altro essere umano.

Tutte le mie idee, opinioni, tutto ciò che ero non andavano bene.

Quando tentavo di uscire da questa relazione allora venivo denigrata perché sono pazza, perché mi sto inventando tutto, perché in realtà questo è l’unico modo in cui io posso essere trattata.

E’ esattamente per questo motivo, è proprio per questa ragione, per questo maltrattamento perpetuo, per questi dolori che io decido, con forza e con delicatezza, con amore e generosità di trattare tutti al meglio, nel migliore dei modi, di usare parole gentili, di non ferire mai nessuno perché non solo so perfettamente come ci si sente ma so anche a quali strade, scelte porta questo abuso fisico ed emotivo.

So che non ne aveva il diritto, non aveva il diritto di trattarmi come ha fatto ma so anche perdonarla perché sicuramente ha sofferto anche lei ma soprattutto perché è giusto così.

Nessuno deve soffrire, non in questo modo.

So che c’è amore, sensibilità, gentilezza e voglio portarle agli altri, voglio scegliere la via opposta perché mi piace vedere sorridere gli altri, vederli felici e sereni, in pace con loro stessi e se posso aiutarli in questo, lo faccio con tutto il cuore.

E’ stato proprio questo inferno durato una vita che mi ha permesso di amare di più.

Io voglio aiutare chiunque stia male perché davvero nessuno deve sentirsi così, perché nessuno ha diritto di abusare di noi.

Il fascino della delicatezza

Perché alcune relazioni sono più longeve di altre? Che cosa le rende così affascinanti?

A mio parere non è niente di straordinario, di segreto o complesso, a mio parere sono alcuni particolari che definiscono e circondano la nostra vita, cose che molto spesso si dimentica di fare o di dire.

A mio parere si tratta di delicatezza, di riguardo nei confronti dei sentimenti altrui, di rispetto della personalità e del temperamento degli altri.

Il contesto in cui sono cresciuta non ha mai considerato la sensibilità d’animo una forza, una caratteristica fondamentale per tutti noi.

L’ambiente in cui sono cresciuta prevedeva cinismo, annullamento di ciò che di più profondo abbiamo e proviamo. Pur essendo solo dei bambini dovevamo vivere comprimendo tutto perché gli adulti intorno a noi non conoscevano l’esistenza di un mondo paradossalmente più reale, un mondo sconosciuto alle anime fredde.

E non voglio vittimizzarmi o piangermi addosso, sono grata di aver avuto un’infanzia terribile perché mi ha aiutato, con tanta fatica, ad essere ciò che posso essere oggi. Mi ha svelato il velo di Maya, mi ha regalato la possibilità di amare e rispettare tutti e tutto, di sentire i dolori e le gioie degli altri.

Quello di cui parlo è semplice educazione accompagnata ad un po’ di gentilezza a rendere più bello il mondo.

Tutte le azioni che invece derivano dal nostro ego, tutte le volte che ce la prendiamo, che pensiamo male, che feriamo qualcuno, che non facciamo il nostro dovere morale allora spargiamo del male e il problema ancora più grande è che poi finisce per diventare una catena di frustrazioni.

Perché la frustrazione è come un virus, è un contagio: continua a spargersi tra le persone finché qualcuno, qualcuno che riesce a superare la paura di affrontare sé stessi, che ha la forza di vedere oltre, non lo ferma.

Allora, e solo allora potrà iniziare la cura: la dispersione della delicatezza, della gentilezza. Mi viene in mente un film: “Un sogno per domani(regia di Mimi leder)

Passare il favore

Un film che potrebbe inegnarci tanto, basta solo fermare il nostro ego e accettare il fatto che sbagliamo, che sbagliamo sempre e che proprio per questo abbiamo bisogno degli altri.

Il potere della delicatezza è proprio questo: non riserba paure, insicurezze, nascondigli o misteri, è pura e generosa ma soprattutto ha una forza smisurata.

Che cosa significa avere un cuore

Per molto tempo,nella mia vita, io non conoscevo i miei sentimenti, le mie emozioni, non avevo la minima consapevolezza del mio mondo interiore.

Non sapevo che si potessero provare sensaziono così forti, emozioni così grandi, troppo intense per un corpo solo.

Vivevo molto nella superficie della mia persona, non avevo mai contattato la mia anima o la mia mente, molto probabilmente perché avrei avuto paura di cosa avrei trovato ed infatti ne ho avuta.

L’unica cosa che sentivo e che sapevo di sentire era questo vuoto che accompagnava i silenzi delle mie giornate.

Poi, e probabilmente era arrivato per me il momento di conoscermi meglio, ho iniziato a sentire la vita in modo diverso, le amicizie che avevo, le cose che mi accadevano, tutto ha iniziato a cambiare colore e tonalità: la mia curiosità voleva arrivare fino all’origine dei miei dolori.

Avevo una regola precisa: conoscermi fino alla cima, fino al nucleo a prescindere da come mi sarei sentita, dovevo lasciar fluire qualsiasi cosa senza ostacolarmi, solo così mi sarei sentita libera, solo sapendo che non avevo più nulla da nascondermi.

Così, e con tanta paura, ho cominciato a soffrire di un dolore necessario, un dolore catartico, lasciandomi scorrere tutto e cercando di comprendere nei dettagli le mie emozioni, capirne il motivo primo.

Fiore di loto

E ogni volta, ogni volta che ho aperto il mio cuore, anche l’altro si apriva e così ci si poteva voler bene davvero.

Questo vale per tutte le emozioni, per tutti i sentimenti. E per quelli più intensi tenevo, tengo tutt’ora, un diario dove lascio tutto ciò che il mio animo trattiene, perché solo così so che potrò amare gli altri ed esserne cosciente.

Io esistevo, non vivevo e anche se si soffre di più, anche se si sente tutto troppo intensamente, non tornerei mai indietro, la vita è bella così com’è senza cancellare nulla, senza nascondersi niente.

Ecco che cosa significa avere un cuore: avere coscienza della propria anima, sapere cosa si sente senza opprimerlo e decidere di provare del bene, di purificare il proprio cuore sentendo tutto con tutta la forza e la potenza con cui ci trafigge, eliminando tutte le nostre insicurezze più intime, solo così si può guarire e in fondo amare.

L’importanza di avere difetti

Mi odiavo, odiavo il mio corpo, le mie maniere, la mia voce, il mio modo di muovermi e soprattutto non sopportavo il mio viso.

Detestavo i miei occhi, il mio sguardo, le mie labbra, il mio naso, non riuscivo a vedere niente in me che riuscissi ad apprezzare.

È stata una battaglia lunga, ardua e difficile quella che ho intrapreso quando ne ho avuto abbastanza e se devo essere onesta ancora oggi risento di questo sentimento nei miei confronti.

Ad esempio a volte devo prendere una pausa e letteralmente fermarmi e ripetermi che va tutto bene, che il mio viso ed il mio corpo vanno bene, che io vado bene esattamente come sono anche se non sento di essere all’altezza.

Io non ero soddisfatta di me, e non era insicurezza era proprio disdegno nei miei stessi confronti, io non volevo essere io, avrei voluto essere chiunque altro ma non quello che ero. Mi è difficile ammetterlo tutt’ora, ma è la verità.

Non so da dove derivi esattamente tutto quello che provavo ma so che ad un certo punto ho dovuto prendere una decisione: avrei passato la vita a nascondermi e odiarmi oppure avrei iniziato ad amare ciò che sono per quello che sono, altrimenti nessuno lo avrebbe fatto al mio posto.

Per un po’ ho aspettato che qualcuno mi travolgesse da quello stato ma non è successo, e non è successo perché doveva partire da me.

Così ho iniziato, come una pazza, davanti allo specchio, chiedendomi che cosa di preciso io non apprezzassi e perché, osservandomi nei minimi dettagli, in tutti i miei movimenti, anche quelli più nascosti soltanto per potermi sentire, almeno per una volta, amata.

Il mio problema più grande era la reazione del mio corpo nelle interazioni sociali, ero solita pensare a che faccia stessi facendo, a quanto fosse ridicola, a dove mettere le mani o in quale direzione guardare l’altro, così finivo per non ascoltare ciò che mi veniva detto.

Per la maggior parte delle volte era un problema personale e intimo,una questione interiore ma alcune volte mi è capitato che qualcuno confermasse la mia voce interiore.

Una volta ad una festa, ad esempio,senza rendermene conto, il mio viso ha deciso di mantenere troppo a lungo un sorriso, e quando tutti avevano sistemato i loro visi nelle solite espressioni pacate io mi trovavo ancora in quello stato, ora imbarazzante, tanto che sono riuscita a leggere nelle labbra di una persona esattamente queste parole: 《Hei! Guarda quella che faccia che ha…ahahahah》

Il mio meccanismo di difesa ha reagito semplicemente cambiando espressione ma niente di più infernale per me che già vivevo un incubo.

Vivevo all’interno di un mondo negativo e in fondo brutto, ma sapevo che c’era qualcosa fuori di più bello, di più interessante per me. Così ho iniziato, dopo tante sofferenze, a rilassarmi, uscendo con uno spirito stoico riuscivo a lasciar andare qualsiasi giudizio, qualsiasi voce mi intimidisse e mi dicesse che ero terribile, che non ero mai abbastanza.

Ho iniziato ad amare piano piano piccole cose di me: dal mio temperamento, dalla mia personalità fino ad arrivare, finalmente, al mio aspetto fisico, fino ad arrivare al mio naso, alle mie labbra e al mio dannato sguardo.

Ora, dopotutto, sono quello che sono e mi voglio bene per quello che sono, così come sono e in qualsiasi stato io sia, perché sono quello che dovrei e vorrei essere, senza esitazioni, senza voci ostili.

Spero davvero che queste parole possano aiutare chiunque stia soffrendo e vivendo questo inferno, spero che possano aiutare a sapere che la luce non è lontana come sembra.

L’umorismo ci salverà

《Tutto ciò che è umano è patetico. La segreta fonte dell’Umorismo stesso non è gioia ma dolore. Non c’è umorismo in Cielo.》Mark Twain.

Il dolore, le tragedie, i problemi, le situazioni più bizzarre sono tutte motivo di riso.

“La buona comicità aiuta le persone a non sentirsi sole. La grande comicità offre risposte concrete.
Bill Hicks

Mi piace ridere delle situazioni più strane nella vita e trovo che la Stand up Comedy statunitense sia la migliore nel farlo, forse perché sono i più folli.

George Carlin, Dave Chappelle, Louis Ck, Bill Burr sono i miei preferiti per la loro visione della vita.

A parte il nichilismo che li circonda hanno delle osservazioni molto intelligenti sui vari fatti che circondano l’ironia della vita.

Non ci sono regole: purché sia costruito bene il ragionamento, la battuta può essere costruita su qualsiasi argomento e questo è quello che amo di più.

Louis Ck una volta ha parlato di quanto sia difficile mettersi le calze, George Carlin ha elencato la lista delle persone che si meritano di passare a miglior vita e Ricky Gervais ha criticato l’obesità come nessun altro ha mai fatto.

Louis CK

Il punto è che non si deve essere d’accordo con le loro tesi, il punto è quanto interessante e creativo sia il loro punto di vista. È questione di allargare il proprio senso critico, di aprirsi ad una moltitudine di visioni e opinioni.

E non è una questione culturale e non è neanche una questione di gusti, crescendo noi maturiamo sotto molti aspetti, ad esempio smettono di piacerci alcuni cibi proprio perché maturiamo il nostro palato.

Ora io mi chiedo perché questo non succeda anche con la comicità? Voglio dire a dieci anni è comprensibile che ti faccia ridere la comicità espressiva e gestuale ma se a venti o trent’anni trovi ancora divertenti battute ridicole in cui non si fa altro che parlare di stereotipi sui generi, pregiudizi e differenze tra le varie culture o tra Nord e Sud Italia allora dovresti iniziare a dubitare dei tuoi gusti perché forse non è una questione di gusti.

Il punto è quello di raffinare e selezionare ciò che ci interessa e la questione riguarda anche il resto delle cose che facciamo: la musica che ascoltiamo, i film che guardiamo, ciò a cui poniamo la nostra attenzione.

“Non riesco a guardare la televisione per più di cinque minuti se non pregando per un olocausto nucleare.” Bill Hicks

Credo che ci si debba evolvere riuscendo in qualche modo a sviluppare nuovi gusti, scoprendo nuove visioni, nuovi modi di vedere e fare le cose per poter continuare a vivere e non a strisciare come zombie sfuggendo al corso delle cose.

Riguarda, per me, soprattutto il riuscire a uscire dagli schemi e dalle catene della monotonia, riuscire a vedere la realtà nella sua oggettività, accettarla senza sentirsi offesi, riuscendo ad essere liberi.

L’umorismo ci salverà perché è onesto, vero, intelligente e soprattutto libero.

In fondo la vita è ironica e questo lo dobbiamo accogliere prima o poi, sempre meglio prima che poi.

Prima si accoglie la follia della realtà prima si accresce la propria intelligenza e finalmente si migliora.

Spesso però questo non accade perché forse le persone non pongono attenzione ai dettagli, forse in fondo a loro non importa o forse è perchè gli uomini non portano abbastanza cappelli…

Monty Python ne “Il senso della vita”

Le emozioni degli altri sono più importanti

L’ipersensibilità è il miglior nemico ma anche il miglior amico che ti possa accompagnare.

Sin da quando ero una bambina ho vissuto tutto, qualsiasi evento o momento con estrema intensità: nella mia mente qualsiasi cosa andava vissuta, ripetuta, interpretata in base alle mie esperienze e a ciò che la mia maturità mi permetteva di vedere. Penso che ciò che non si dice, ciò che si evita di fare, di dire rivela molto della persona con cui interagiamo, per questo motivo do molto peso alla comunicazione non verbale.

L’ipersensibilità è quel sesto senso simile all’empatia ma ad un livello estremamente superiore, è come se davanti a me io non vedessi solo la persona ma ne sentissi le emozioni e in qualche modo le accogliessi; ad esempio se la persona è frustrata mi irrito anche io e non riesco a fare altro se non a pensare a questo fatto e a volere con tutte le mie forze aiutare l’altro a liberarsi.

Trovo che molte delle persone con cui entro in contatto non siano in contatto con il loro essere più intimo e perciò percepire cose che non sentono nemmeno loro a volte è troppo difficile, mi viene la voglia di fermarle e chiedere loro “Cosa c’è che non va?” e finalmente provare della catarsi e sentirsi in pace.

Ecco io non riesco a voltare pagina o a fare finta di niente, ci rimango molto male e questo capita davvero troppo spesso: non riesco a sopportare i silenzi pieni, tutti quei silenzi che non sarebbero dei silenzi se solo fossimo più connessi, se solo fossimo più in sintonia. Il silenzio è accettabile, per me, solo se sappiamo bene entrambi che non è rimasto nulla da dire, che non c’è nulla da dire perché non serve, solo allora il silenzio è armonioso e tranquillo.

Ad esempio non riesco a stare in luoghi dove sento che le persone stanno male, dove si sente rabbia o tristezza o ostilità, per questo nella mia vita ho sempre cercato di evitare di far parte di gruppi tanto grandi, gruppi dove in fondo sapevo di dovermi reprimere.

Quello che più mi ferisce è la poca considerazione dei sentimenti altrui, la maleducazione, la prepotenza; vorrei davvero tanto che le persone potessero essere più delicate, più rispettose, gentili con le loro azioni e amorevoli nelle loro parole.

Ma l’ipersensibilità riguarda anche gli altri sensi: mi danno fastidio i rumori forti, soprattutto la mattina, gli odori estremi e la mia pelle si irrita subito a contatto con alcuni materiali. Ultimamente poi quello che ho scoperto è un fatto molto strano: quando sono costretta a conversare su qualcosa che non ritengo degna del mio tempo e della mia attenzione, quando sono costretta a parlare su cose estremamente superficiali con qualcuno comincio ad avvertire un dolore lancinante allo stomaco, e questo molto spesso lo noto quando sento che la persona stessa non sta bene, o magari è eccessivamente negativa, o magari è esasperata e vorrebbe solo liberarsi.

C’è da dire però che sentire le cose con così tanta forza ha anche il beneficio di potersi curare con altrettanta profondità ogni volta.