Cosa è normale?

Non si può definire con esattezza che cosa sia normale o meno, quello che possiamo definire è come ci sentiamo.

Ci sono persone che non sentono, altre che non sanno di sentire e altre ancora che lo sanno perfettamente ma non sanno che farne.

Da soli ci si sente sempre normali, è in mezzo agli altri, nel rapportarci con loro che si sentiamo strani, diversi: diversi nei nostri pensieri, diversi nei nostri comportamenti, nei nostri piccoli atteggiamenti, diversi nel nostro modo di essere.

Molto spesso le persone giudicano negativamente queste sensazioni, vedono problematiche dove non ci sono, non c’è niente di male nel sentire quello che si sente.

Non mi sono mai sentita normale e penso che sia capitato a migliaia di altre persone di sentire così, certo all’inizio può sembrare complicato ma poi si scopre qualcosa, un posto a cui possiamo accedere solo noi, un posto dove non ci sono giudizi o sguardi, dove tutto è esattamente quello che deve essere.

Allora si smette di sentire il bisogno di etichettarsi, di giudicarsi perché non ha più nessuna importanza.

L’unica importanza che si riesce a dare è accettarsi e saper accettare anche tutti gli altri, perché tutto va bene proprio così com’è.

Essere problematici

C’è sempre stato questo sentimento di non appartenenza in me, la sensazione di non voler essere qui e ora, non sentirsi mai appartenere, voler scappare sempre e ovunque.

In qualsiasi cosa io facessi, ovunque io fossi il mio desiderio ultimo è sempre stato quello di andarmene, così, senza una motivazione.

Mi ricordo i primi momenti, quando ero bambina, in cui questa percezione ha cominciato a prendere voce: ero a scuola, non ricordo esattamente l’anno ma molto probabilmente era il secondo anno delle elementari, lo ricordo bene perché è stato il momento in cui i miei malesseri hanno iniziato a prendere forma, e non è successo durante le lezioni, no è successo nel giardino della scuola mentre giocavo con gli altri bambini, così di soppiatto io non c’ero più, io non ero più lì, mi ero perduta.

E’ da lì che mi sento una pecora nera, un pesce fuor d’acqua e non solo in famiglia, a casa, ma ovunque vada sono circondata da questo sentimento, da questa voglia improvvisa di finirla lì e molte volte l’ho fatto: mi sono alzata e me ne sono andata.

E’ che inizio a sentirmi stringere e restringere, sento di soffocare e il bisogno d’aria diventa così forte che l’unica soluzione che trovo è quella di sparire.

Anche ora non sento di vivere nulla completamente perché nel mio animo io sono altrove.

Non ho degli schemi sociali, delle regole, dei programmi, in fondo al mio animo io mi sento svincolata, tutto è possibile, potrei andarmene e fare altro, potrei farlo ma lo farei con tanta amarezza perché so che nemmeno questo mi farà sentire a casa.

Non riesco mai a liberarmi con nessuno, non riesco a spogliarmi da questi panni così pesanti ma così veri.

Ogni volta è una battaglia, e anche se all’esterno posso sembrare parte del monotono circolo delle cose, sotto sotto io vorrei correre, urlare, andarmene in continuazione, sparire per poi ricomparire e sparire di nuovo, in un continuo desiderio di evasione.

Vorrei tanto riuscire, almeno per un giorno, a sentirmi in pace, senza nessun turbamento, nessun malore.

“Gioventù bruciata”

Riesco a trovare una via però, a sentirmi libera solo con anime affini alla mia, a quel punto tutto diventa così limpido, non sento più il bisogno di spiegarmi o di adattarmi.

Ho avuto una sola amicizia così profonda, onesta e tormentata, non solo la migliore che abbia mai avuto ma anche la migliore relazione con cui sia mai entrata in contatto. Il fatto non è che mi sentissi in pace o a casa, semplicemente smettevo di sentirmi estranea, un’intrusa.

Forse anche io avrei bisogno di chiedere la patente di inadatta al signor Cocuzza perché questo sentimento diventa insostenibile.

Il punto è che ho paura di sentirmi per sempre così, di non appartenere mai a nulla, di sentire questo bisogno così ardentemente da non sentire più nient’altro.

Una piccola parte di me però vorrebbe una vita media: mediamente felice, mediamente problematica e mediamente attiva, una vita con cui non mi senta di combattere sempre. Una vita che non chieda troppo, una vita con aspirazioni medie, con sogni moderati, relazioni medie, insomma una vita comune.

Magari la battaglia che devo combattere è proprio questa, perché non voglio finire come Accattone, non voglio continuare a vivere la condanna di Matteo Carati.

Forse, proprio per questo, sono obbligata ad un conflitto e un confronto quotidiano per arrivare a dei compromessi con me stessa, per apprezzare di più la vita.

Saper conversare

Se c’è una cosa che faccio molto male è chiacchierare, non so mai su cosa focalizzare la mia attenzione o di che cosa parlare solo in superfice, così finisco per restare in silenzio finché qualcuno non mi dice:《Ma tu non parli mai?》

Non è che non parlo mai è che non ha senso, trovo insensato questo genere di dialogo, mi devo proprio impegnare per riuscire a decodificare l’argomento ogni volta che il silenzio prende il sopravvento.

Quello che non mi piace è che queste conversazioni esistono e continuano a vivere solo per evitare in maniera assoluta il silenzio, onestamente non ci trovo niente di male se non si ha nulla da dire e apprezzo molto chi sa stare in silenzio.

Per me è come fare una scommessa con la mia mente, ongi volta comincio a pensare che parlare di argomenti troppo profondi poi annoierebbe gli altri e magari darebbe loro fastidio, d’altra parte i soliti luoghi comuni annoiano me e non mi riesce a me no che non si entri in profondità e non li si esamini con senso critico.

Ogni volta mi vengono in mente scene come questa:

Lillo e Greg [omaggio al Trio Marchesini]

Quindi l’ultima sponda rimasta di questo tormento è chiedere loro qualche consiglio, di qualsiasi tipo, sì perché ho notato che alle persone piace condividere i loro segreti e poi è bello vedere come si trasforma il loro tedio in eccitazione e disinvoltura.

Ecco è solo a questo punto che poi riesco a liberarmi, a lasciare alle spalle questa superficialità e finalmente a condividere anche io i miei segreti.

Abusi emotivi

C’è stata una figura importante nella mia vita per cui purtroppo io ero inferiore, non meritavo un trattamento da essere umano, un trattamento equo. Questa persona, mi trattava con un atteggiamento passivo aggressivo: per lei ero feccia quando stava male, ero ok quando stava bene.

Il mio corpo, le cose che facevo, il modo in cui le facevo non andavano mai bene. E non è che queste persone cercano di consigliarti nel bene perché desiderano vederti felice, purtroppo loro lo fanno per il gusto di buttarti giù, di buttare giù la tua persona.

Chiunque era meglio di me, non andavo bene, ricercavo conferme nella sua figura, nella figura che assumeva per me, ma lei non me le ha mai date.

Mi sfruttava, usando sempre e comunque un linguaggio negativo.

A volte, nel suo sguardo (e questo lo scrivo piangendo) percepivo disgusto, repulsione come se le desse fastidio la mia persona.

Mi aveva legato a delle catene di dubbi, di complessi di inferiorità per poi dirmi che è tutto nella mia mente, che è solo frutto del vuoto della mia esistenza. Ed è vero, ma quel vuoto viene proprio da tutti gli anni passati nella sofferenza, dentro ad un corpo, una mente, un’anima che le persone che dovevano amare e proteggere maltrattavano.

Io non sapevo cosa significasse rispetto e amore nei miei confronti, mi ritrovavo solo nelle amicizie negative, nelle relazioni che per me avevano sapore di casa.

Ho capito solo più tardi, solo adesso, che ho tutto il diritto ad essere amata e rispettata per quello che sono, non devo più cambiare o sentirmi sbagliata. Non perché sono speciale, o diversa, è solo perché me lo merito come qualsiasi altro essere umano.

Tutte le mie idee, opinioni, tutto ciò che ero non andavano bene.

Quando tentavo di uscire da questa relazione allora venivo denigrata perché sono pazza, perché mi sto inventando tutto, perché in realtà questo è l’unico modo in cui io posso essere trattata.

E’ esattamente per questo motivo, è proprio per questa ragione, per questo maltrattamento perpetuo, per questi dolori che io decido, con forza e con delicatezza, con amore e generosità di trattare tutti al meglio, nel migliore dei modi, di usare parole gentili, di non ferire mai nessuno perché non solo so perfettamente come ci si sente ma so anche a quali strade, scelte porta questo abuso fisico ed emotivo.

So che non ne aveva il diritto, non aveva il diritto di trattarmi come ha fatto ma so anche perdonarla perché sicuramente ha sofferto anche lei ma soprattutto perché è giusto così.

Nessuno deve soffrisse, non in questo modo.

So che c’è amore, sensibilità, gentilezza e voglio portarle agli altri, voglio scegliere la via opposta perché mi piace vedere sorridere gli altri, vederli felici e sereni, in pace con loro stessi e se posso aiutarli in questo, lo faccio con tutto il cuore.

E’ stato proprio questo inferno durato una vita che mi ha permesso di amare di più.

Io voglio aiutare chiunque stia male perché davvero nessuno deve sentirsi così, perché nessuno ha diritto di abusare di noi.

L’importanza della bellezza

In mezzo a tutti questi dolori, a tutte le nostre angosce, a tutti i nostri disagi e le nostre desolazioni è importante ricordarci che non siamo soli, è fondamentale non scordarci che siamo circondati di bellezza.

Ogni tanto, magari nel bel mezzo delle nostre cadute, in mezzo al pianto dovremmo sorridere. Perché magari ci capita di pensare che non ci sia via di scampo, che è la fine e invece no, niente è distrutto accanto alla bellezza.

La bellezza è la nostra unica salvezza, ce lo dovremmo ricordare tutte le mattine, tutte le sere prima di andare a dormire dovremmo dirci: <<Finché c’è bellezza, c’è vita>>.

Mi vengono in mente due scene: la prima è presa dal film “Il castello errante di Howl” in cui Howl un personaggio estremamente sensibile, soffre e piange per un motivo particolare.

Questa capacità di contemplazione, di appagamento si può provare solo se si è capaci di vedere ciò che sfugge:<<Le cose d’ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare>>.

La bellezza è amore, è virtù, è qualità, è certezza. Dobbiamo essere capaci anche noi di esplorare i segreti che rendono tutto straordinario.

La seconda scena viene da “I cento passi” e anche qui Peppino Impastato (Luigi Lo Cascio) riesce a vedere ciò che è veramente importante.

Marco Tullio Giordana, Hayao Miyazaki ci hanno solo ricordato, attraverso le loro parole dolci e i loro film meravigliosi, come da questa magica manifestazione derivi tutto.

Paura d’amare

Ho vissuto questo strano fenomeno principalmente attraverso personaggi di romanzi e film.

Un giorno però il mio cuore ha scelto forse la persona meno opportuna. E ho viaggiato ovunque con questa persona: abbiamo visitato città sconosciute, abbiamo ballato, scherzato insieme, siamo andati spesso a teatro e al Cinema, abbiamo ascoltato Frank Sinatra, Paolo Conte e Lucio Dalla insieme.

Amo le lettere ed è un desiderio fortissimo volerle condividere con lui, in modo disinteressato, per il gusto di scrivere ciò che non si riesce a dire. Perché le lettere nascondono un linguaggio molto più profondo e affascinante.

Io lo amo, lo amavo e penso che lo amerò per sempre, a prescindere dal nostro futuro, dalle nostre vite, dai nostri pregi ma soprattutto dai nostri difetti. Non voglio dimenticarmene o fingere di non aver mai provato nulla perché per me non è stato nulla e non voglio dire che sia stato tutto ma di certo si avvicinava.

È stata la prima storia di cui ho descritto tutto nel mio diario, ho fantasticato all’ennesima potenza con tutte le mie forze e mi sono innamorata intensamente dell’immagine che mi sono creata tanto da non riuscire a credere che non possa essere così anche nella realtà.

Il fatto è che sono timida. La verità è che ho talmente tanta ansia che il mio meccanismo di difesa entra in azione da eroe e mi salva, scappando. Non riesco a comunicare liberamente.

Sembro pazza lo so, lo sono ma questo è quello che di più onesto, bello e profondo io abbia mai provato.

Pur ammettendo ciò però io non capisco questo sentimento, pur sapendo tutto ciò io non riesco a non amarlo, pur sapendo che a malapena è a conoscenza della mia esistenza quello che provo è incontrollabile.

La verità è che io ho paura, non ho mai provato qualcosa di così incontrollabile, così ogni volta tutti i miei disagi si moltiplicano e non solo non so dove mettere le mani ma non so nemmeno dove guardare. Comincio a pensare che i vestiti che ho addosso in fondo mi stanno male, che se aprirò bocca sarà solo per dire una stupidaggine.

Che cosa desidero? Non lo so nemmeno io, forse conoscere i suoi segreti, forse sapere se ne faccio parte anche io o forse continuare a barcollare tra quello che sento ora e quello che potrei sentire se solo avessi più coraggio.

Il fascino della delicatezza

Perché alcune relazioni sono più longeve di altre? Che cosa le rende così affascinanti?

A mio parere non è niente di straordinario, di segreto o complesso, a mio parere sono alcuni particolari che definiscono e circondano la nostra vita, cose che molto spesso si dimentica di fare o di dire.

A mio parere si tratta di delicatezza, di riguardo nei confronti dei sentimenti altrui, di rispetto della personalità e del temperamento degli altri.

Il contesto in cui sono cresciuta non ha mai considerato la sensibilità d’animo una forza, una caratteristica fondamentale per tutti noi.

L’ambiente in cui sono cresciuta prevedeva cinismo, annullamento totale di ciò che di più profondo abbiamo e proviamo, non potevi mostrarti emotivo, non potevi essere libero di essere un essere umano. No, noi anche se bambini dovevamo vivere comprimendo tutto perché gli adulti intorno a noi non conoscevano l’esistenza di un mondo paradossalmente più reale, un mondo sconosciuto alle anime fredde.

E non voglio vittimizzarmi, o piangermi addosso, se devo essere sincera sono grata di aver avuto un’infanzia terribile perché mi ha aiutato, con tanta fatica, ad essere ciò che posso essere oggi. Mi ha svelato il velo di Maya, mi ha regalato la possibilità di amare e rispettare tutti e tutto, di sentire i dolori e le gioie degli altri quindi grazie, grazie infanzia straziante.

Quello di cui parlo è semplice educazione accompagnata ad un po’ di gentilezza a rendere più bello il mondo.

Il fatto che da qualche parte su qualche mezzo pubblico un giovane si alzi per lasciare che una donna incinta si sieda mi riempie il cuore o il fatto che qualcuno da qualche parte condivida tutto ciò che ha con uno sconosciuto riempiono di luce la vita.

Tutte le azioni che invece derivano dal nostro ego, tutte le volte che ce la prendiamo, che pensiamo male, che feriamo qualcuno, che non facciamo il nostro dovere morale allora spargiamo del male e il problema ancora più grande è che poi finisce per diventare una catena di frustrazioni.

Perché la frustrazione è come un virus, è un contagio: continua a spargersi tra le persone finché qualcuno, qualcuno che riesce a superare la paura di affrontare sé stessi, che ha la forza di vedere oltre non lo ferma.

Allora, e solo allora potrà iniziare la cura: la dispersione della delicatezza, della gentilezza. Mi viene in mente un film: “Un sogno per domani(regia di Mimi leder)

Passare il favore

Un film che potrebbe inegnarci tanto, basta solo fermare il nostro ego e accettare il fatto che sbagliamo, che sbagliamo sempre e che proprio per questo abbiamo bisogno degli altri.

Il potere della delicatezza è proprio questo: non riserba paure, insicurezze, nascondigli o misteri, è pura e generosa ma soprattutto ha una forza smisurata.

Che cosa significa avere un cuore

Per molto tempo,nella mia vita, io non conoscevo i miei sentimenti, le mie emozioni, non avevo la minima consapevolezza del mio mondo interiore.

Non sapevo che si potessero provare sensaziono così forti, emozioni così grandi, troppo intense per un corpo solo.

Vivevo molto nella superficie della mia persona, non avevo mai contattato la mia anima o la mia mente, molto probabilmente perché avrei avuto paura di cosa avrei trovato ed infatti ne ho avuta.

L’unica cosa che sentivo e che sapevo di sentire era questo vuoto che accompagnava i silenzi delle mie giornate.

Poi, e probabilmente era arrivato per me il momento di conoscermi meglio, ho iniziato a sentire la vita in modo diverso, le amicizie che avevo, le cose che mi accadevano, tutto ha iniziato a cambiare colore e tonalità: la mia curiosità voleva arrivare fino all’origine dei miei dolori.

Avevo una regola precisa: conoscermi fino alla cima, fino al nucleo a prescindere da come mi sarei sentita, dovevo lasciar fluire qualsiasi cosa senza ostacolarmi, solo così mi sarei sentita libera, solo sapendo che non avevo più nulla da nascondermi.

Così, e con tanta paura, ho cominciato a soffrire di un dolore necessario, un dolore catartico, lasciandomi scorrere tutto e cercando di comprendere nei dettagli le mie emozioni, capirne il motivo primo.

Fiore di loto

E ogni volta, ogni volta che ho aperto il mio cuore, anche l’altro si apriva e così ci si poteva voler bene davvero.

Questo vale per tutte le emozioni, per tutti i sentimenti. E per quelli più intensi tenevo, tengo tutt’ora, un diario dove lascio tutto ciò che il mio animo trattiene, perché solo così so che potrò amare gli altri ed esserne cosciente.

Io esistevo, non vivevo e anche se si soffre di più, anche se si sente tutto troppo intensamente, non tornerei mai indietro, la vita è bella così com’è senza cancellare nulla, senza nascondersi niente.

Ecco che cosa significa avere un cuore: avere coscienza della propria anima, sapere cosa si sente senza opprimerlo e decidere di provare del bene, di purificare il proprio cuore sentendo tutto con tutta la forza e la potenza con cui ci trafigge, eliminando tutte le nostre insicurezze più intime, solo così si può guarire e in fondo amare.

L’importanza di avere difetti

Mi odiavo, odiavo il mio corpo, le mie maniere, la mia voce, il mio modo di muovermi e soprattutto non sopportavo il mio viso.

Detestavo i miei occhi, il mio sguardo, le mie labbra, il mio naso, non riuscivo a vedere niente in me che riuscissi ad apprezzare.

È stata una battaglia lunga, ardua e difficile quella che ho intrapreso quando ne ho avuto abbastanza e se devo essere onesta ancora oggi risento di questo sentimento nei miei confronti.

Ad esempio a volte devo prendere una pausa e letteralmente fermarmi e ripetermi che va tutto bene, che il mio viso ed il mio corpo vanno bene, che io vado bene esattamente come sono anche se non sento di essere all’altezza.

Io non ero soddisfatta di me, e non era insicurezza era proprio disdegno nei miei stessi confronti, io non volevo essere io, avrei voluto essere chiunque altro ma non quello che ero. Mi è difficile ammetterlo tutt’ora, ma è la verità.

Non so da dove derivi esattamente tutto quello che provavo ma so che ad un certo punto ho dovuto prendere una decisione: avrei passato la vita a nascondermi e odiarmi oppure avrei iniziato ad amare ciò che sono per quello che sono, altrimenti nessuno lo avrebbe fatto al mio posto.

Per un po’ ho aspettato che qualcuno mi travolgesse da quello stato ma non è successo, e non è successo perché doveva partire da me.

Così ho iniziato, come una pazza, davanti allo specchio, chiedendomi che cosa di preciso io non apprezzassi e perché, osservandomi nei minimi dettagli, in tutti i miei movimenti, anche quelli più nascosti soltanto per potermi sentire, almeno per una volta, amata.

Il mio problema più grande era la reazione del mio corpo nelle interazioni sociali, ero solita pensare a che faccia stessi facendo, a quanto fosse ridicola, a dove mettere le mani o in quale direzione guardare l’altro, così finivo per non ascoltare ciò che mi veniva detto.

Per la maggior parte delle volte era un problema personale e intimo,una questione interiore ma alcune volte mi è capitato che qualcuno confermasse la mia voce interiore.

Una volta ad una festa, ad esempio,senza rendermene conto, il mio viso ha deciso di mantenere troppo a lungo un sorriso, e quando tutti avevano sistemato i loro visi nelle solite espressioni pacate io mi trovavo ancora in quello stato, ora imbarazzante, tanto che sono riuscita a leggere nelle labbra di una persona esattamente queste parole: 《Hei! Guarda quella che faccia che ha…ahahahah》

Il mio meccanismo di difesa ha reagito semplicemente cambiando espressione ma niente di più infernale per me che già vivevo un incubo.

Vivevo all’interno di un mondo negativo e in fondo brutto, ma sapevo che c’era qualcosa fuori di più bello, di più interessante per me. Così ho iniziato, dopo tante sofferenze, a rilassarmi, uscendo con uno spirito stoico riuscivo a lasciar andare qualsiasi giudizio, qualsiasi voce mi intimidisse e mi dicesse che ero terribile, che non ero mai abbastanza.

Ho iniziato ad amare piano piano piccole cose di me: dal mio temperamento, dalla mia personalità fino ad arrivare, finalmente, al mio aspetto fisico, fino ad arrivare al mio naso, alle mie labbra e al mio dannato sguardo.

Ora, dopotutto, sono quello che sono e mi voglio bene per quello che sono, così come sono e in qualsiasi stato io sia, perché sono quello che dovrei e vorrei essere, senza esitazioni, senza voci ostili.

Spero davvero che queste parole possano aiutare chiunque stia soffrendo e vivendo questo inferno, spero che possano aiutare a sapere che la luce non è lontana come sembra.

L’umorismo ci salverà

《Tutto ciò che è umano è patetico. La segreta fonte dell’Umorismo stesso non è gioia ma dolore. Non c’è umorismo in Cielo.》Mark Twain.

Il dolore, le tragedie, i problemi, le situazioni più bizzarre sono tutte motivo di riso.

Bill Hicks

Mi piace ridere delle situazioni più strane nella vita e trovo che la Stand up Comedy statunitense sia la migliore nel farlo, forse perché sono i più folli.

George Carlin, Dave Chappelle, Louis Ck, Bill Burr sono i miei preferiti per la loro visione della vita.

A parte il nichilismo che li circonda hanno delle osservazioni molto intelligenti sui vari fatti che circondano l’ironia della vita.

Non ci sono regole: purché sia costruito bene il ragionamento, la battuta può essere costruita su qualsiasi argomento e questo è quello che amo di più.

Louis Ck una volta ha parlato di quanto sia difficile mettersi le calze, George Carlin ha elencato la lista delle persone che si meritano di passare a miglior vita e Ricky Gervais ha criticato l’obesità come nessun altro ha mai fatto.

Louis CK

Il punto è che non si deve essere d’accordo con le loro tesi, il punto è quanto interessante e creativo sia il loro punto di vista. È questione di allargare il proprio senso critico, di aprirsi ad una moltitudine di visioni e opinioni.

E non è una questione culturale e non è neanche una questione di gusti, crescendo noi maturiamo sotto molti aspetti, ad esempio smettono di piacerci alcuni cibi proprio perché maturiamo il nostro palato.

Ora io mi chiedo perché questo non succeda anche con la comicità? Voglio dire a dieci anni è comprensibile che ti faccia ridere la comicità espressiva e gestuale ma se a venti o trent’anni trovi ancora divertenti battute ridicole in cui non si fa altro che parlare di stereotipi sui generi, pregiudizi e differenze tra le varie culture o tra Nord e Sud Italia allora dovresti iniziare a dubitare dei tuoi gusti perché forse non è una questione di gusti.

Il punto è quello di raffinare e selezionare ciò che ci interessa e la questione riguarda anche il resto delle cose che facciamo: la musica che ascoltiamo, i film che guardiamo, ciò a cui poniamo la nostra attenzione.

Bill Hicks

Credo che ci si debba evolvere riuscendo in qualche modo a sviluppare nuovi gusti, scoprendo nuove visioni, nuovi modi di vedere e fare le cose per poter continuare a vivere e non a strisciare come zombie sfuggendo al corso delle cose.

Riguarda, per me, soprattutto il riuscire a uscire dagli schemi e dalle catene della monotonia, riuscire a vedere la realtà nella sua oggettività, accettarla senza sentirsi offesi, riuscendo ad essere liberi.

L’umorismo ci salverà perché è onesto, vero, intelligente e soprattutto libero.

In fondo la vita è ironica e questo lo dobbiamo accogliere prima o poi, sempre meglio prima che poi.

Prima si accoglie la follia della realtà prima si accresce la propria intelligenza e finalmente si migliora.

Spesso però questo non accade perché forse le persone non pongono attenzione ai dettagli, forse in fondo a loro non importa o forse è perchè gli uomini non portano abbastanza cappelli…

Monty Python ne “Il senso della vita”