Perché fare introspezione?

Nonostante il mondo voglia persuaderci a pensare di essere degli strumenti da lavoro, degli apparati di un sistema disumano noi restiamo esseri umani.

Abbiamo il dovere morale di batterci per le cose davvero importanti, per la profondità spirituale e per la vita. Abbiamo il dovere di risvegliare le nostre anime dall’incubo del consumismo e dal materialismo furente, soprattutto dobbiamo essere fieri di questo confronto, di questa lotta.

Dobbiamo domandarci dove davvero vogliamo impiegare il nostro tempo e la nostra vita: che senso ha avere un fisico perfetto se ciò che risiede all’interno di quel corpo sta male? Che senso ha ossessionarsi dall’acquisto di tutto ciò di cui crediamo di avere bisogno? Che senso ha essere prigionieri delle proprie bramosie quando possiamo essere liberi? Soprattutto che senso ha continuare a fare ciò che non ci rende davvero sereni e felici?

E’ molto semplice capire che non siamo stati creati per soddisfare ciò che è visibile ma al contrario a purificare ciò che non è visibile ai nostri occhi e lo capiamo dal fatto che se soddisfacessimo solamente i nostri bisogni fisici, le nostre avidità e il nostro amor proprio, staremmo bene con noi stessi.

Tuttavia questo non succede e non accade proprio perché stiamo sbagliando atteggiamento e prospettiva.

L’unico modo per vivere è dare importanza alla vita stessa, al nostro mondo interiore, solo così potremo uscire dalla caverna.

Come? Con un lavoro di autoanalisi, prendendo coscienza, e se questo significa stare male per un po’ che così sia, perché ciò che c’è dietro o meglio ciò che c’è dentro non è nemmeno paragonabile a quello che c’è in superficie.

Il lavoro di introspezione trasforma il malumore persistente in crescita, il disagio in virtù.

Blaise Pascal filosofo, fisico e teologo francese vissuto nel XVII secolo considerava l’amor proprio una rovina per l’uomo poiché l’uomo, una volta scoperti i propri difetti, li camuffa ed evita di riconoscerli preferendo ingannare sé stesso perciò si auto limita per evitare in realtà un accrescimento e arricchimento.

Il primo passo per riconquistare l’umanità che oggi manca è proprio scoprirsi a sé stessi e impadronirsi della propria essenza.

E’ un lavoro che va sempre accompagnato all’amore per il prossimo e alla volontà di aiutare chi ci sta di fronte perché paradossalmente meno ci focalizziamo sul nostro amor proprio e più impariamo a volerci bene.

Anche Seneca ne “Epistulae ad Lucilium” parla dell’importanza dell’interiorità e di ciò a cui poniamo la nostra attenzione, ne ho letto il prologo qui:

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