Se stringiamo un po’ l’ego, forse ci stiamo tutti

Molte persone sono state colpite da un malessere pericoloso, da una malattia, da una mania illusoria: essere dei leader, avere successo, essere i primi. Tutti vogliono diventare milionari, illudendosi di una vita insignificante e vuota alla ricerca di arricchirsi materialmente: << Il denaro che si possiede è strumento di libertà, quello che si insegue è strumento di schiavitù>> Jean Jacques Russeau. E’ assurda l’ideologia che con cui queste persone vivono.

George Carlin rideva delle persone che comprano libri automotivazionali: se sei abbastanza motivato da andare a comprare il libro in fondo non sei già abbastanza motivato a fare ciò per cui dovresti avere motivazione? Che poi se si chiama automotivazione non dovrebbe insegnartela qualcun altro, o no?

“Sono andato in libreria e ho chiesto alla commessa dove si trovasse la categoria di libri automotivazionali. Mi ha risposto che se me l’avesse detto avrebbe infranto lo scopo.”

Queste persone vivono nel culto della personalità: io sono il migliore, io avrò successo, io sono il primo. Vivono in un sogno dove tutti sono al loro servizio e non per qualche loro talento pregio o capacità (ovviamente non sarebbe comunque una motivazione) ma solo perché credono in loro stessi, che poi mi viene sempre da chiedere : a che cosa serve credere in sé stessi?

In fondo la vita non è così difficile: mangiamo, dormiamo, lavoriamo, soddisfiamo i nostri bisogni primari e se riusciamo quelli secondari, viviamo in pace con il resto del mondo, magari ci innamoriamo, invecchiamo ed infine passiamo a miglior vita. A che cosa serve tutta questa motivazione? A che cosa serve sentirsi speciali?

Tutte queste persone si sentono protagonisti ma di cosa io mi chiedo? Non lo so e non credo lo saprò mai, quello che so è che nutrono il loro ego e il loro amor proprio al punto tale da non riuscire più a vedere l’altra faccia della medaglia.

Credere in sé stessi: “Posso anche essere un idiota ma c’è una cosa che di certo non sono, signore, e questa è essere un idiota.”

Mi viene anche da chiedere: essere i primi in cosa di preciso? Vivono con questa mentalità, nell’ombra di chi viene elogiato da questo sistema disumano servo del denaro, e mostrato come esempio da seguire nonostante abbia sfruttato la manodopera minorile o abbia commesso altri crimini immorali, ma che a noi viene mostrato come eroe per aver raggiunto il successo economico come fosse il profondo scopo della vita; che poi per essere eroe non bisogna aver compiuto gesta eroiche? Bill Burr comico statunitense scherzando su questo culto dice:《 Il mondo funzionava in un modo poi è arrivato Steve Jobs e lo ha trasformato. Per l’amor del cielo che cosa ha fatto di così straordinario? >>

Ad esempio ecco un articolo sullo sfruttamento dei dipendenti di Amazon: https://www.ilriformista.it/amazon-piu-ricca-lavoratori-piu-sfruttati-viva-lo-sciopero-207447/#:~:text=In%20Italia%2C%2040mila%20lavoratori%20dipendono,stati%20assunti%20solo%20nel%202020.

Tutto questo non fa altro che ingigantire quello che non si è.

Che bisogno c’è di sentirsi i migliori? È una realtà falsificata che si creano aiutandosi con un linguaggio falso, usando l’antilingua in modo tale da allontanare il più possibile anche solo l’idea di essere ciò che realmente sono: persone comuni, pieni di pregi ma soprattutto di difetti, persone che sbagliano, imperfette.

È un mondo falso, creato apposta per impressionare gli altri e ogni volta che mi è capitato di avere di fronte un soggetto o meglio un mostro del genere, ho sempre trovato il modo di allontanarmi il prima possibile. La disonestà è la cosa che meno riesco a reggere, non la disonestà nei miei confronti ma la disonestà nei confronti di sé stessi.

Tutta questa ideologia alla Tony Robbins svela solamente una grande tristezza, un grande vuoto e davvero poco rispetto verso la propria persona.

Christian Bale in “American Psycho

Quello che voglio dire è che più si cerca di essere ciò che non si è e più si dimostra di provare vergogna, malessere, imbarazzo, sentimenti da cui voglio stare alla larga.

A mio parere bisogna avere il coraggio di farsi schifo, di guardarsi di tanto in tanto allo specchio e farsi pena, di vedere chiaramente i propri difetti, di vergognarsi di sé stessi, ecco le persone non provano più vergogna e invece è importante.

Certo è fondamentale anche sapersi valorizzare ma tutto ha un limite e in questi casi mi sembra più corretto e più etico vedere l’altra parte. “Est modus in rebus” diceva Orazio, c’è una via di mezzo in tutto anche in questo, non lo dobbiamo dimenticare.

Di certo posso avere torto ma sono convinta che gonfiando il proprio amor proprio si crea una vita falsa e in fondo anche brutta.

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